La
leggenda narra che nel suo mare abitavano le mitiche Sirene che
tentarono Ulisse con un canto melodioso.
E ancora oggi ad andare su quel mare - dai riflessi blu e verdi,
in mille sfumature diverse secondo il gioco del sole - si può
immaginare che dalle onde emergano - bellissime e suadenti - le
Sirene. |
Ma
forse è Sorrento una Sirena che avvince e ammalia con i profumi
degli alberi di limoni e aranci, con gli ulivi dagli scuri tronchi
contorti e dalle foglie d'argento che si muovono piano, con un
lieve suono, al vento che viene dal mare, con le rocce nate dalla
furia lontana di un vulcano.
|
Città
greco-osca, forse fenicia, in seguito romana, Sorrento seguì la sorte
di Roma fi-no alla sua caduta. Nell'alto Medioevo repubblica (citata tra
le più importanti città ma-rinare del Mezzogiorno), poi sottoposta al
ducato napoletano se ne distaccò nel sec. XI.
Il processo storico che portò alla costituzione del Ducato di Sorrento
rientra nella lo-gica evolutiva del particolarismo comune tanto ai
possedimenti bizantini (Napoli, Gae-ta, Amalfi e Sorrento), quanto a
quelli longobardi (Benevento, Salerno e Capua) dell'Italia meridionale.
Il ducato sorrentino, che abbracciava tutta la penisola dal Sarno alla
Campanella, ebbe una certa risonanza dovuta soprattutto alla diffusione
delle in-dustrie delle costruzioni e delle forniture navali, al
commercio marittimo e alla produ-zione di frutta e di vino. La classe
politica sorrentina era però costituita da un'aristocra-zia che basava
il proprio potere sulla proprietà fondiaria; il settore del commercio
ma-rittimo rimaneva ristretto all'attività di piccoli commercianti
locali. Pertanto Sorrento non divenne mai una potenza marinara.
Anche la creazione dell'Arcivescovado avvenne con ogni probabilità in
seguito al for-marsi del Ducato. Quest'ultimo fu sottoposto per un certo
periodo al duca longobardo di Salerno (1039). Riacquistata
l'indipendenza (1052) con l'aiuto normanno, ne accettò la protezione
legando sempre più la propria politica a quella del duca di Capua,
insieme al quale fu travolto nella guerra contro l'altro duca normanno
Ruggero Il d'Altavilla (1133 o 1134).
A Sorrento, che prima della conquista godeva di un proprio governo, fu
garantita una maggiore autonomia. Infatti la città non fu data in feudo
ad alcun nobile e anche se dovette rinunciare all'indipendenza politica,
poté conservare i privilegi aristocratici e il controllo dei Casali
(Massa, il Piano e Vico).
Ai primi del sec. XIV (forse nel 1319) nella città avvenne un fatto di
sangue che portò alla scissione della nobiltà più antica in due
Sedili, con la costituzione, in contrapposi-zione all'originario Sedile
di Porta, del Sedile di Dominova. Il prestigio dei Sedili di Sorrento
andò al di là della ristrettezza regionale, arrivando anche a
contendere nel pe-riodo spagnolo alcuni privilegi alla stessa capitale
Napoli.
Un evento rilevante nella storia della città fu la tragica invasione
turca del giugno 1558, per i saccheggi che vi furono e per la gran
quantità di popolazione che fu uccisa o portata schiava a
Costantinopoli. L'invasione turca affrettò l'opera di rifacimento delle
mura cittadine che fu completata nel 1561.
Lunghe furono le lotte sostenute dalle popolazioni contadine dei Casali
e dei paesi li-mitrofi, sottoposti da secoli ai soprusi dei patrizi
sorrentiiii, per ottenere l'autonomia. E' in questo contesto che si
colloca la rivolta del genovese Giovanni Grillo (1 648). Sfrut-tando una
serie di contrasti secolari con la nobiltà locale, il Grillo riuscì ad
unire i popo-lani del Piano e i contadini della stessa Sorrento guidando
un infruttuoso assedio che durò quattordici mesi.
Nell'età della Controriforma la vita artistica e sociale della città
"patrizia" decadde in uno stucchevole arcaismo: sorsero varie
accademie e si diffusero innumerevoli ordi-ni monastici, tanto da dare a
Sorrento una marcata impronta conventuale. Al contrario lo sviluppo
"borghese" del Piano e degli altri paesi vicini ne favorì
l'evoluzione econo-mica e sociale.
Nel primo periodo borbonico si andò intensificando l'attività marinara
e la pesca del tonno, fiorente fino agli inizi del sec. XX. Con il
ritorno dei Borboni dopo la tragica ri-voluzione del 1799, i Sedili
nobiliari venivano aboliti e il Piano nel 1808 e Meta nel 1819 ottennero
l'autonomia.
Dopo l'Unità anche S. Agnello si rese autonoma (1865), mentre Sorrento
subiva il "risanamento edilizio" che ne cambiò l'antico
aspetto.
Nei primi anni del sec. XIX l'industria della tarsia del legno andò
sostituendo pro-gressivamente la più antica (sec. XVI) industria della
tessitura della seta. Anche l'agri-coltura si andò sviluppando al punto
che assunse ai primi del '900 le caratteristiche di una vera e propria
attività industriale e commerciale, con la coltivazione intensiva degli
agrumi, la trasformazione dei prodotti zootecnici e le esportazioni,
portando alla istitu-zione a Sorrento della Facoltà di Agraria.
1 periodi più recenti hanno visto la progressiva, e in alcuni casi
assai intensa (intorno agli anni sessanta) l'estensione dell'attività
turistica che è diventata in breve il settore di punta dell'economia
cittadina.
Alcune note di topografia
La fondamentale caratteristica topografica della città di Sorrento è
la sua disposizio-ne su di un blocco tufaceo a pareti ripide. Ciò deve
aver determinato la stessa scelta del luogo per i primi insediamenti. Il
mare a nord e i profondi burroni circostanti sugli altri lati hanno
infatti delimitato naturalmente, per molti secoli, la città antica (si
osservino le carte del XVIII sec. del Pacichelli, del Coronelli e del
Parrino).
Ciò significa che il centro antico, di origine greco-osca, ha
all'incirca coinciso con 'l'area compresa nella cinta muraria
cinquecentesca (1551 - 1561) ancora oggi diffusa-mente in vista.
Tale affermazione è documentata da un lato dall'esistenza della porta
antica (prero-mana) alcuni metri al di sotto dell'attuale porta di
"Parsano Nuova" e degli elementi di struttura muraria
isodomica di origine greca presenti in località "Sopra le
Mura"; d'al-tro canto è confortata dai consistenti lineamenti di
impianto urbano ippodameo (cioè un sistema di planimetrie regolari, con
la sistemazione dei terreni accidentati) che anco-ra oggi si possono
osservare nonostante le alterazioni prodotte dall'espansione edilizia.
La città è attraversata da una serie di strade longitudinali e
trasversali di circa tre me-tri di larghezza (decumani e cardini,
secondo la dizione dei Romani, e primitivamente in numero di otto, come
dalle ricerche archeologiche di Mingazzini e Pfister) che si
interse-cano ad angolo retto dividendo la città in INSULAE, ciascuna di
circa settanta metri per cinquanta. 1 blocchi corrispondenti alle
originarie INSULAE erano concepiti come integrazione armonica e
funzionale dei manufatti, dotandoli di ampi spazi verdi necessari anche
a risolvere il problema dell'angustia e della scarsità di luce
nell'ambiente anti-co.
Tali caratteri e modelli, nonostante le consistenti variazioni
altimetriche intervenute, le varie stratificazioni, il carattere
conventuale assunto dalla città etc., sono rimasti in gran parte
integri fino al 1860-70.
Infatti, compiuta nel 1840 la nuova strada (attuale SS. 145) che gira
intorno a Scutolo sostituendo la storica mulattiera Seiano-Meta, nel
1866, con la realizzazione di via Duo-mo (attuale Corso Italia) e via De
Maio alla Marina Piccola, si dava avvio ad una fase di modifica e di
alterazione profonda del vecchio impianto (vedere la carta del Cangiano
del 1855, unica descrizione planimetrica della città prima delle
trasformazioni ottocen-tesche). Via Duomo costituiva infatti la
prosecuzione della strada Nazionale nel centro cittadino, che veniva
sventrato determinando un ampio processo di urbanizzazione e la
conseguente eliminazione delle aree verdi e dei giardini del centro, con
una modifica de-gli stessi connotati della struttura urbana.
La città sembra oggi essere sorta e sviluppata attorno a questa strada,
perdendo quin-di buona parte dell'immagine di "compatto e chiuso
aggregato urbano", ricco del rigo-roso equilibrio delle INSULAE.
Analogo carattere ha il più limitato intervento sulla via per Marina
Piccola che ha ta-gliato l'antica tortuosa gradinata che richiama le
scale fenicie di Capri, di epoca greca.
Questi primi rilevanti interventi hanno fatto da trampolino all'intenso
sviluppo avu-tosi dopo la seconda guerra mondiale in relazione alle
attività turistiche. Dal 1960 in poi Sorrento ha subito una massiccia
crescita, specie in direzione della collina, con la stesu-ra di via
degli Aranci e la costruzione aggregati.
Via della Pietà
Sul tracciato di un decumano del vec-chio impianto ippodameo si snoda
via del-la Pietà, la più significativa strada urbana per l'edilizia
civile. Infatti, anche se essa si presenta apparentemente come un vicolo
(dopo la stesura dell'ampio Corso Italia), ospita notevoli opere
architettoniche, tra cui Palazzo Veniero, Palazzo Correale e la Loggia
di vico Galantario.
Palazzo Veniero, nonostante l'attuale stato di abbandono e le
alterazioni subite, costituisce con l'organico sviluppo del mo-tivo
decorativo "tufo giallo-tufo grigio" una testimonianza
importante del gusto tardo-bizantino e arabo. L'opera risale al sec.
XIII, periodo in cui tali elementi stili-stici trovano ampia diffusione
nell'archi-tettura religiosa e civile del Mezzogiorno, così come per il
portale della chiesa dì S. Antonino. La facciata, alterata in parte
dalla muratura delle finestre, propone un modello decorativo di una
singolare orga-nicità e continuità compositiva, con tre aperture ad
arco per ogni piano, delimita-te da ampie fasce in tufo giallo e grigio,
e con rotonde formelle con al centro prezio-se "patere
maiolicate".
Il vicino Palazzo Correale del sec. XIV presenta un carattere
completamente di-verso, che evidenze, secondo l'influsso della moda
catalana, maggiormente il det-taglio architettonico e scultoreo che
l'in-sieme. La facciata associa bifore di varia forma e disegno, in
forme ricorrenti anche in altre parti della città (la bifora di S.
Ma-ria delle Grazie). Oggi ne ammiriamo sol-tanto tre intatte: due a
sesto acuto, con al centro lo stemma della famiglia Correale; la terza,
detta "a punta di noce", diffe-rente dalle altre, è sul
modello "gotico-fiammeggiante". Il portale (elemento
ar-chitettonico variamente diffuso nella città) può essere definito
"a corona" per il suo arco depresso dentro un inviluppo
rettan-golare. Il palazzo apparteneva ancora a questa famiglia nel 1567,
ma fu acquistato nel 1610 dall'abate De Persio per fondarvi un ritiro
per orfanelle intitolato a S. Maria della Pietà. La chiesetta attigua
al mona-stero è di stile barocco e ad una sola nava-ta.
La loggia di vico Galantario, con il piccolo edificio di cui è parte,
è un raro esem-pio di architettura dell'età aragonese che risente
dell'influenza dei maestri toscani che operarono a Napoli nella seconda
me-tà del sec. XV.
Cattedrale di Sorrento-Via Corso Italia
Prima del sec. XI la chiesa più importante della città era quella di
S. Renato, situata fuori dalle mura (nei pressi dell'attuale cimitero,
dove ancora se ne osservano le parti superstiti) e annessa ad
un'abbazia. Nel 1821, caduto in abbandono quel complesso di edifici per
l'abolizione degli ordini religiosi, le reliquie vennero trasportate
nell'odierna Cattedrale.
Il Duomo di stile romanico risale al principio del sec. XV e subì vari
interventi di re-stauro e modifiche a partire dal sec. XVI sino al
rifacimento della facciata nel 1924. In passato la porta principale
della chiesa era il portale rinascimentale (1474) che ora af-faccia sul
Corso Italia.
La chiesa, molto ricca, ospita tra l'altro tele di Oronzo e Nicola
Malinconico, di Gia-como del Pò e di altri artisti della scuola
napoletana del '700; un trono arcivescovile di marmi scelti (1573); un
pulpito marmoreo della stessa epoca ed un coro ligneo ed un or-gano del
'900, entrambi opera originale degli artigiani sorrentini. Più
significativi da un punto di vista storico-artistico sono infine i
plutei, gli amboni ed i bassorilievi conserva-ti al Museo Correale di
Sorrento, al Museo Barocco di Roma e al Metropolitan Mu-seum di New
York, testimonianza della importanza della diocesi sorrentina nel
Medioe-vo.
Chiesa dei Servi di Maria-Via Sersale
La chiesa è sorta sull'antica cappella di S. Barnaba donata nel 1722
dall'Arcivescovo Filippo Anastasio alla Congregazione dei Servi di Maria,
fondata nel 1717, che riuniva i fanciulli nobili sorrentini per avviarli
alle pratiche religiose. I lavori di ampliamento, finanziati da Antonino
Sersale, furono completati nel 1772.
La chiesa, in stile barocco, è ad una sola navata e vi si accede
attraverso una scala marmorea a due braccia ricavata dall'antica
cappella di S. Barnaba. In una nicchia po-sta sul lato destro della
chiesa è conservata un'importante statua lignea del Cristo Mor-to di
autore ignoto. Essa viene portata in processione nel giorno dei Venerdì
Santo dai Confratelli incappucciati e vestiti di nero ed è seguita
dalla Madonna e dal tradizionale coro del Miserere.
Di grande interesse sono anche le tele di Carlo Amalfi; le piccole
sculture lignee della Madonna e S. Giuseppe (unici esempi di pastori del
'400); due quadri di Francesco de Santis; un affresco del De Mura ed
alcune statue in stucco del Vaccaro appartenenti alla chiesa di San
Catello, antica sede della Congregazione, demolita nel 1868 in seguito
alla realizzazione del Corso Italia.
Sedil Dominova-Piazzetta Sedil Dominova, Via San Cesareo
L'organizzazione amministrativa di Sorrento si articolava nel '500 in
una ri-partizione dell'abitato in due Sedili.
Essi erano "edifici in forma quadrango-lare con ampi ingressi
laterali, nei quali i nobili convenivano per intrattenervici e i
delegati di costoro discutevano gli affari pubblici".
Il Sedil Dominova è l'unica testimo-nianza rimasta in tutta la Campania
degli antichi sedili nobiliari. E' una costruzione del sec. XVI e la sua
fondazione e denomi-nazione derivano dall'iniziativa di alcuni patrizi
del più antico Sedile di Porta, si-tuato all'angolo sud-ovest di via S.
Cesa-reo, ancora oggi parzialmente osservabile.
E' formato da due arcate in piperno che lasciano scoprire l'interno
della cupola e i muri di fondo con affreschi del '700 ripro-ducenti
architetture in prospettiva. Da ciò è evidente la discontinuità
stilistica degli elementi compositivi. I pilastri e le arcate polistili,
con i loro capitelli, sono di gusto arcaicizzante e non hanno alcun
rapporto formale con la classica cornice di corona-mento.
La cupola seicentesca è formata da em-brici maiolicati di colore giallo
e verde, se-condo il gusto espresso nelle cupole delle chiese.
La piccola sala interna ha raccolto in passato le antiche iscrizioni
marmoree che sono state successivamente trasferiti al Museo Correale.
Nello stesso museo è anche conservato un dipinto del Duclére, dove è
raffigurato il pittoresco largo del Sedil Dominova con al centro una
fontana a forma di pilastro. Oggi la fontana non esiste più, ma è
ricor-data nel nome "Schizzariello", che ancora si dà
comunemente alla piazzetta del Sedi-le.
Chiesa dell'Addolorata-Via San Cesareo
Quattro anni dopo la fondazione della Congregazione dei nobili della SS.
Vergine dei Sette Dolori (1728), sulla strada più importante di
Sorrento, via S. Cesareo, i nobili sorrentini dei sedili di Porta e
Do-minova ordinavano lavori di costruzione di una nuova chiesa dedicata
alla Addolo-rata, che terminarono nel 1739.
L'interno della chiesa è a pianta centra-le, con una scodella ellittica
al posto della cupola e quattro volte a botte. Le pareti sono abbellite
-da stucchi barocchi e il pa-vimento è in mattoni rossi, con disegni
maiolicati del '700 napoletano. Nelle due cappelle laterali sono due
tele di Carlo Amalfi del 1769 raffiguranti la Sacra Fa-miglia e la SS.
Trinità in Gloria e due sin-golari altari in tufo locale. Il loro
aspetto deriva dalla liberazione del tufo dalle so-vrapposte pitture che
davano un'immagi-ne marmorea agli altari. Sull'altare mag-giore in marmi
policromi è posta una sta-tua lignea settecentesca riproducente la
Vergine Addolorata. Anche la facciata è in tufo e conserva le eleganti
linee del ba-rocco settecentesco.
Chiesa dell'Annunziata-
L'origine di questa chiesa è anteriore al 1341. Essa sorge su un antico
tempio dedicato alla dea Cibele, come è testimoniato dall'ara omonima
del sec. 1 d.C., rinvenuta presso
la chiesa ed ora conservata al Museo Correale.
La tradizione vuole che la chiesa sia sta-ta edificata e dedicata
all'Annunciazione della Vergine Maria dalla nobile famiglia Sersale (1
133). Dopo i primi ampliamenti del 141 1, essa, anche per i danni
causati dal terremoto del 1695, subiva notevoli cambiamenti
architettonici (1714).
Nel 1768 il cardinale di Napoli A.Sersa-le faceva edificare a proprie
spese la severa facciata in tufo con portico e lo stemma della sua
famiglia fu posto al centro dell'arco di ingresso.
La chiesa è ad una sola navata, in stile barocco. Le pareti sono
coperte da marmi policromi, mosaici e stucchi. 1 sei altari la-terali
appartenevano a diverse famiglie pa-trizie sorrentine che vi vantavano
diritto di sepoltura. Il soffitto è interamente dipinto su tela ed ha
al centro un grande quadro di F. Andreoli del 1700. Ricordiamo tra le
al-tre, la tela raffigurante la deposizione di Cristo dalla Croce e
quella della Annun-ciazione, del pittore sorrentino P. Di Maio.
Chiesa dei SS. Felice e Bacolo-Via Tasso
Comunemente conosciuta come chiesa del SS.Rosario, sorse probabilmente
sotto l'impero di Costantino Magno (610) sui resti di un antico tempio
pagano chiamato Pari-theon e fu cattedrale di Sorrento dal sec. XII al
sec. XV.
La chiesa fu consacrata dapprima a S. Felice vescovo di Nola e poi anche
a S. Bacolo, dopo che, per le continue apparizioni di fantasmi e demoni
che spaventavano i sorrenti-ni, gli stessi vi avevano traslato i resti
di quel santo fino ad allora posti nelle mura della città, a sua
difesa. Nel 1651 divenne sede della Congrega delle anime del Purgatorio,
i cui membri dovevano appartenere per tradizione alle famiglie patrizie
iscritte al Sedile di Dominova. Nel 1834 la Congrega contava ormai
pochissimi affiliati e pertanto la chiesa fu concessa alla Confraternita
del SS. Rosario, precedentemente ospitata nella chiesa di S. Vincenzo.
Nel trasferimento i confratelli portarono via l'attuale altre mag-giore,
la statua lignea della Vergine del Rosario, l'organo, marmi preziosi e
quanto di asportabile vi si trovava.
La chiesa è ad una sola navata, con un'abside molto ampia e due altari
laterali, di cui uno fu concesso nel sec. XVIII alla nobile famiglia
Donnorso. Il soffitto è interamente ricoperto da una grande tela
raffigurante la SS. Trinità.
Casa dei Tasso-Hotel Tramontano, Via Vittorio Veneto
Torquato Tasso nacque l'11 marzo 1544 nella villa di proprietà dei
Mastrogiudice (nobile famiglia sorrentina), posta sul
"Prospetto", cioè su quel tratto di costa che va dall'albergo
Syrene alla chiesa di S. Francesco.
Di quella casa, costruita proprio sull'estremità della costa a picco
sul mare, non resta che una stanza con due archi e balconata. Verso la
metà del sec. XVII, in-fatti, la parte di essa che sporgeva precipi-tò
in mare con il costone tufaceo su cui era poggiata, "quasi mal
tollerando di acco-gliere inquilini volgari, poscia che aveva perduto il
chiarissimo poeta".
Sul Prospetto è sorto in epoca successi-va l'albergo Tramontano che ha
assorbito il poco che era rimasto di quella casa, così come ha
inglobato opere laterizie assai va-ste, mura in reticolato, capitelli
corinzi ed altri ruderi della villa romana che vi pree-sisteva e che
forse era soltanto una continuazione della grande villa di Agrippa
Postumo.
Chiesa e Monastero di S. Paolo-Via Tasso
La chiesa è annessa all'antico monaste-ro delle monache benedettine di
S. Paolo che risale almeno al IX secolo.
Saccheggiato dai turchi nel 1558, il com-plesso fu variamente modificato
nel corso dei secoli e consistenti, interventi dì restau-ro furono
eseguiti nel 1731 dopo un terre-moto, imprimendo alla costruzione un
ca-rattere settecentesco ancora evidente nel chiostro, nelle superstiti
logette delle celle, nel parlatoio e nella stessa chiesa barocca.
Nella facciata della chiesa rimasta in-completa, si riscontra un uso
della colon-na murale unico per il suo stile che richia-ma e rielabora
motivi michelangioleschi.
Costituita da una sola navata con volta a botte e lunette, è ricca di
decorazioni, stucchi, tele del settecento ed un pavimen-to di maiolica
su un fondo di cotto.
Da richiamare infine il piccolo campani-le belvedere e la cupola
maiolicata secon-do le linee della cupola della chiesa dì S. Marcellino
in Napoli.
Basilica di S. Antonino-Piazza S.Antonino
L'origine della basilica sembra riconducibile al sec. XI, anche se già
verso il sec. IX esisteva in quel luogo un oratorio dedicato a S.
Antonino. Nel 1378 fu istituita presso la chiesa la Confraternita dei
Battenti; più tardi, nel 1608, fu concessa ai Padri Teatini. La
basilica fu restaurata da questi ultimi secondo i canoni della
Controriforma. Essi riedi-ficarono completamente la facciata con portico
e campanile nelle linee ancora oggi ri-scontrabili e costruirono la casa
religiosa con orto e discesa a mare, attualmente Casa Comunale.
La chiesa , nonostante i rifacimenti e i restauri attuati tra il '700 e
l'800 (ad esempio il consistente addobbo settecentesco di stucchi), ha
conservato l'impianto basilicare a tre navate, con pianta a croce
latina. Presenta diversi elementi di spoglio, come i fusti delle colonne
provenienti probabilmente, per la loro particolare uniformità, dal
portico di una delle molte ville romane presenti nella zona di Sorrento.
Sono da ricordare le due tele di Giacomo del Pò, che descrivono la
peste del 1656 e l'assedio della città da parte delle popolazioni dei
Casali guidate dall'agitatore genovese Giovanni Grillo (1648), e la tela
al soffitto di autore ignoto raffigurante S. Antonino nell'atto di
liberare dal demonio la figlia del principe Sicardo.
Interessante è il presepe del '700 della scuola del Sammartino, dono
del poeta sorren-tino Saltovar, e il portale meridionale ' di forme
bizantino-romaniche risalente al sec.X. Esso è fiancheggiato da due
colonne marmoree di giallo antico, con capitelli corinzi che
reggono un architrave formato da un avanzo di cornicione della stessa
epoca che fa da sostegno ad una lunetta al cui centro è una croce reca.
L'alternarsi dei colori del tufo giallo e grigio sono un richiamo
eloquente a quella diffusa tarsia di influs-so bizantino e arabo che si
riscontra in vari monumenti campani e del Mezzogiorno e di cui questa di
Sorrento è una delle testi-monianze più antiche. Queste e le altre
de-corazioni in tufo, non visibili dalla strada e poste sul lato
meridionale, danno un'idea di quello che doveva essere l'aspetto
primitivo della facciata.
Chiesa e Chiostro di S. Francesco-Via V.Veneto
L'esistenza di un monastero situato ac-canto all'oratorio di S. Martino
risale alla prima metà del sec. VIII. Questo monaste-ro, prima di
passare nel 1500 ai PP. Fran-cescani, è stato la casa religiosa delle
mo-nache benedettine e successivamente dei padri conventuali.
La storia di questo monumento medioe-vale è messa in evidenza dalla
discontinui-tà di forme che si può osservare nell'archi-tettura del
chiostro. 1 primitivi e rozzi ar-chi incrociati di tufo, su due lati del
porti-co, espressione stilistica del tardo trecen-to, sono stati
sostituiti sugli altri due lati da archi tondi su pilastri ottagonali.
Sui capitelli di questi ultimi si nota l'emblema delle famiglie Sersale
e Nobilione, che pro-babilmente hanno contribuito alla sistemazione del
chiostro. Da notare infine la presenza di vari elementi di spoglio
prove-nienti da templi pagani, come le tre colon-ne di angolo riusate
funzionalmente.
Accanto al convento è situata la chiesa di S. Francesco. Essa risale al
1500, anche se è stata interamente riedificata agli inizi del sec.
XVIII in seguito ai gravi danni su-biti nel terremoto del 1688.
L'attuale facciata, in marmo bianco, fu costruita nel 1926, in occasione
del settimo centenario della morte di S. Francesco.
Entrando nella chiesa si può ammirare, nella prima delle tre cappelle
di destra, una statua in legno raffigurante S. France-sco con il Cristo
Crocifisso, che fu donata intorno alla metà del sec. XVII dalla
fami-glia Vulcano. Nella prima delle tre cappel-le di sinistra si può
invece notare uno squarcio di una colonna tufacea che face-va parte
della vecchia costruzione. Più evi-denti e significativi sono gli
elementi archi-tettonici in tufo del sec. XIV portati alla luce durante
i recenti lavori di restauro ad una piccola sala annessa alla chiesa: un
ar-co sorretto da colonne che terminano in capitelli ricchi di
decorazioni floreali.
Chiesa e Monastero di S. Maria delle Grazie-Via S.M.delle Grazie
La chiesa, con l'annesso monastero do-menicano, fu fatta erigere dalla
nobile sor-rentina Bernardina Donnorso nel 1566.
Un porticato sormontato da un arco fa da accesso al tempio. La parte
superiore del portale d'ingresso è arricchita da un bassorilievo di
ispirazione toscana. Il coro delle monache posto all'interno è
un'ope-ra del '600. Dello stesso periodo sono le tribune e le
"gelosie" in 'legno che si trova-no lungo la navata.
La chiesa è ad una sola navata, in stile barocco, interamente ricoperta
di marmi policromi intarsiati e scolpiti. L'altare è sormontato da una
tavola di Silvestro Buono Iuniore del 1582 raffigurante la Madonna delle
Grazie con gli angeli, S. Giovanni Battista e S. Domenico nell'atto di
presentare alla Vergine la fondatrice del monastero. Lungo la navata vi
sono quat-tro piccoli altari tutti dello stesso stile.
Notevole è il pavimento maiolicato, specie quello dell'abside, ricco di
motivi flo-reali su smalto bianco "vetrizzato". Il monastero
è ricco di paramenti sacri, rica-mati dalle monache.
Cisternoni di Spasiano-Corso Italia
Prendono il nome dai signori che furo-no proprietari di quegli orti nel
sec.XVII, ma furono costruiti in epoca romana, in-sieme all'acquedotto
che li alimentava, detto del Formiello. Acquedotto che nasceva a Piano
di Sorrento e sviluppatosi per una lunghez-za di circa cinque miglia.
I Cisternoni di Spasiano, per la loro im-portanza e le dimensioni sono
una testi-monianza dello sviluppo raggiunto dalla città in età
augustea, quando le terre della Penisola sorrentina furono assegnate ai
veterani e sulla costa sorsero numerosi e ampi complessi residenziali.
Oggi rimangono due cisternoni: il primo formato da nove "concamerazioni",
ancora utilizzato per l'alimentazione idrica di Ma-rina Grande e Marina
Piccola; l'altro di dieci "concamerazioni", in stato di
completo abbandono.
Di notevole capacità, è un'opera laterizia a forma di parallelogramma
con volte a bot-te e rivestiti all'interno di una malta duris-sima,
furono certamente restaurati sotto Antonino Pio, come risulta dal
ritrovamento di un'iscrizione scolpita su una fi-stula acquaria di
piombo, conservata oggi presso il Museo Correale.
Chiesa del Carmine-Piazza Tasso
La cappella laterale della chiesa ospita la tela del Martirio di tredici
cristiani sorrentini, di autore ignoto del 1600, che ricorda l'origine
di questo tempio eretto nel 230-240 d.C., quando a Sorrento si ebbe una
persecuzione contro i cristiani.
Accanto a tale cappella fu costruita ver-so il 1572, ad opera dei Padri
Carmelitani, una chiesa più grande con campanile, dedi-cata alla
Madonna del Carrnelo; l'annesso palazzo fu adibito a convento per i
monaci.
La costruzione in stile barocco, con interessanti stucchi del tardo
settecento, è ad una sola navata. Nell'abside, lungo le pareti della
chiesa e sotto il soffitto si trovano una serie di tele di maestri della
scuola napoletana del '700, fra cui Avellino e Cingeri.
Nel corso di recenti restauri ai pilastri dell'arco centrale della.
facciata sono venu-te alla luce alcune colonne romane.
Porta di Marina Grande
La Porta della Marina Grande è stata probabilmente sino al sec. XV
l'unico ac-cesso alla città dal mare (lato nord-occidentale).
Nonostante i rifacimenti e le modifiche subite, conserva gran parte dei
lineamenti dell'antica porta greca cioè l'apparato iso-domico con
"l'adesione perfetta" dei blocchi e la loro sistemazione
alternata agli angoli. Interessante è la pianta a dop-pia porta che
segue la curva della salita. Sono visibili inoltre tratti delle mura
fian-cheggianti la via che dall'esterno conduce-va alla porta.
Il monumento è inoltre legato all'inva-sione dei Turchi del 13 giugno
1558 i quali, secondo la tradizione, attraverso la Porta della Marina
Grande aperta da uno schia-vo della famiglia Correale, entrarono nella
città e la saccheggiarono.
Le antiche mura-Largo Parsano, Via degli Aranci
Della cinta difensiva greca rimane la murazione esistente sotto il piano
stradale della Porta Parsano Nuova e visibile attraverso una grata. 1
resti della Porta meridionale del-la Sorrento antica furono portati alla
luce nel 1921 e attribuiti erroneamente da una lapi-de all'età della
colonia di Augusto (mentre nel periodo romano rimasero in uso le mura di
epoca greca). Un altro rudere di dimensioni molto limitate della
murazione greca, ol-tre la Porta della Marina Grande, è il piccolo
tratto (poco più di 3 m. di altezza e di lar-ghezza) della cortina
occidentale portato alla luce nel 1933 in località via Sopra le Mura.
La città romana si sovrappose all'insediamento greco conservandone la
pianta urba-na e la stessa cinta muraria a grossi blocchi isodomici.
Queste mura rimasero a difesa di Sorrento durante tutta l'epoca
medioevale resistendo a vari assedi.
Il rifacimento di esse iniziò nel 155 1, dopo che le guerre combattute
tra angioini e ara-gonesi avevano irreparabilmente danneggiato la cinta
muraria, e fu completato soltan-to nel 1561 dopo che la tragica
invasione turca del tredici giugno 1558 aveva convinto i sorrentini ad
accelei-are i lavori.
Le mura vicereali furono eseguite in filari quasi regolari di tufo
protetti dall'intona-co, con un marcapiano che si sviluppa
orizzontalmente per tutta la loro lunghezza. Esse mantenevano il
percorso della cinta difensiva greco-romana distaccandosene lievemente
solo in qualche tratto.
Prima delle modifiche intervenute recentemente, le mura vicereali
cingevano la città in tutti i suoi punti e gli unici varchi o Porte
erano posti all'altezza del decumano massi-mo e del cardine massimo e
sui percorsi che conducono alle due marine. Esse sono 19uiiico esempio
rimasto nell'Italia meridionale di cinta muraria dell'epoca vicereale.
li tratto più esteso che ne rimane è quello sul lato meridionale che
va dalla strada di Mari-na Grande a Porta Parsano Nuova e da qui ai
resti del Bastione di Piano posto alla estremità delle mura orientali
interamente demolite nel 1866 per le opere di allargamen-to di Piazza
Tasso. Un altro tratto di mura di circa 100 m. con due piccoli bastioni
si trova al dì sotto di via Sopra le Mura, a strapiombo sul vallone
occidentale e sulla Marina Grande.
Casa di Cornelia Tasso-Via S.Nicola
Anticamente di proprietà della nobile famiglia Sersale e sita
nell'attuale via S. Nicola, divenne dimora di Cornelia, sorella del
Tasso, in seguito al matrimonio con Marzio Ser-sale (1558). In questa
casa il poeta abitò nel 1577.
A sinistra del palazzo fu costruita una cappella gentilizia dedicata a
S. Nicola di Bari (da qui il nome dato alla strada).
E' rilevante per i suoi balconi scolpiti con motivi pugliesi e
siciliani. Sul portone d'in-gresso si può osservare lo stemma dei
Sersale.
Museo Correale di Terranova
Fu costituito agli inizi di questo secolo dalla famiglia Correale.
Contiene un'interes-sante raccolta archeologica di marmi greco-romani e
medioevali appartenenti al Comu-ne; mobili napoletani e stranieri dei
sec. XVII e XVIII; porcellane di Capodimonte, di Sèvres, di Sassonia,
di Cina; cristalli di Boemia; vetri di Venezia e bronzi. Alle pareti si
ammirano dipinti della scuola di Posillipo, tra cui le opere del Gigante
e del Duclére, nonché tele del Cavallino, Spadaro, Salvator Rosa e A.
Vaccaro. Da ricordare la colle-zione di intarsi di Saltovar.
Cappella di S. Maria dei Soccorso-Porto di Sorrento
L'aspetto originario della Marina Pic-cola, borgo marinaro, ha subito
trasfor-mazioni profonde in seguito alla costru-zione di via De Maio nel
1866. Dell'antica via d'accesso rimangono tracce nelle scale che
conducono alla marina, che ricordano quelle fenicie di Capri.
A testimonianza dell'antica struttura del luogo resta solo la piccola
cappella edi-ficata probabilmente dalla famiglia Cor-reale, proprietaria
dell'area. In questa cappella fu eretta nel 1831 una Congrega laicale
intitolata a S. Maria del Soccorso e dalle anime del Purgatorio.
Particolare artistico di un certo pregio è la tela dipinta dal
sacerdote Andrea Scar-pato, raffigurante la Madonna del Soccor-so
nell'atto di scacciare un drago infernale che assale un giovane.
Caratteristica è la processione della Ma-donna che viene portata per
mare su di una barca appositamente allestita, costeg-giando le spiagge
vicine e seguita da molte imbarcazioni.
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