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La tarantella
La
Tarantella č un ballo popolare collettivo,
che darā spunto e occasione per nuove canzoni napoletane. Esplode nel
'700 ma non nasce dal nulla. Per scoprirne le origini bisogna fare un
lungo passo indietro, ripercorrendo a ritroso il tempo fino ad approdare
in pieno Rinascimento. Č
al tempo di Alfonso d'Aragona che si trovano le prime
tracce di un ballo nuovo, una reinvenzione di danze arabe
(moresca) e spagnole (fandango), importate dalla
colonia spagnola (propriamente aragonese) di stanza a Napoli. Questo
ballo nuovo, tutto napoletano, si impone nel '500, con
l'avvento spagnolo, ed ha un nome che č tutto un programma: Ballo di
Sfessānia, detto anche Tubba Catubba. Nomi
stranissimi, etimologicamente difficili da interpretare, specie l'ultimo
che, forse, ha una sua radice onomatopeica. Sul primo
si puō invece avanzare, timidamente, un'ipotesi legata alle varie
raffigurazioni e alla crescente frenesia del ballo,
tant'č che alla fine i ballerini si ritrovano completamente sfessāti,
stanchi, distrutti (non č un caso che oggi, per indicare un individuo
non particolarmente attivo, da un punto di vista fisico o intellettuale,
lo si definisce sfessāto). Il
Ballo di Sfessānia verrā glorificato, nella prima metā
del '600, da un pittore di Nancy, Jacques Callot, a cui
si deve una serie di
ventiquattro incisioni ad acquaforte, che consentono tra l'altro una
lettura storica dei personaggi della commedia dell'arte operanti in un
ambiente, il Lario d' 'o Castiello (odierna piazza
Municipio) che č la sede naturale di tutte le rappresentazioni
popolari. L'omaggio
delle arti figurative č preceduto da un omaggio letterario, quello di Giambattista
Del Tufo che, nel suo "Ritratto
o Modello delle Grandezze, Delizie e Meraviglie della Nobilissima cittā
di Napoli" (1558), offre del Ballo di Sfessānia una
descrizione quanto mai encomiastica: ...Cosė
veder quel ballo alla maltese, Che
la Tarantella napoletana
altro non sia che la riscoperta del Ballo di Sfessānia, accompagnato da
una villanella detta Lucia, č la tesi
sostenuta da Salvatore Di Giacomo. Č' certo che il
personaggio di Lucia č citato da Del Tufo in un verso -
Lucia mia bernagualā - della villanella dedicata a
questo personaggio (l'espressione bernagualā,
etimologicamente incomprensibile, č usata dal Basile e definisce la
schiava che ha avuto il sopravvento sul principe), che fa da
contrappunto al Ballo di Sfessānia. Anche
Callot ritrae Lucia in una delle sue
incisioni, citandola col verso della villanella anche nel frontespizio
della serie. I precedenti, come si vede, sono ragguardevoli e rendono
verosimile la tesi digiacomiana. Resta
da dire che la Tarantella č identificata come tale
solo nel '700, anche se si avvale inizialmente di strumenti popolareschi
ben pių longevi - 'o tammurriello, 'o triccaballacche,
'o putipų, 'o scetavaiasse - che
avvalorano l'ipotesi di una sua pių antica origine. 'O
tammurriello (tamburello)
č un piccolo tamburo munito di sonagli, che emette un
tintinnėo se viene semplicemente agitato, o un suono frammisto se viene
colpito con la mano. 'O
Triccaballacche (definizione
incerta, parzialmente onomatopeica: tric-trac č il
rumore dei mortaretti; ballacche
č una sorta di invito alla danza) č uno strumento composto di
due martelletti di legno muniti di dischetti di latta,
che scorrono su un asse e colpiscono un martelletto centrale fisso,
traendo un suono particolare, dovuto all'urto del legno e al tintinnėo
dei dischetti. 'O
Putipų (definizione
onomatopeica, sintesi dei suoni emessi dallo strumento:
p.. t... p...) č un tamburo rudimentale
perforato al centro da una cannuccia, che viene spinta a scatti
provocando suoni striduli o laceranti. 'O Scetavaiasse (alla
lettera: svegliafantesche,
vale a dire: strumento che desta l'attenzione delle serve ovvero delle
donne di basso ceto, popolane)
consiste in un asse di legno che si appoggia alla spalla come un violino,
e in una canna dentata, munita di dischetti di latta che, percorrendo
l'asse come un archetto, emette un suono composito provocato dall'urto
della dentellatura sul legno e dal tintinnėo dei dischetti. Strumenti
poveri, privi di suono melodico, capaci soltanto di imporre ritmi e cadenze.
La Tarantella, come il Ballo di Sfessānia suo
progenitore, altro non č che una serie di cadenze ritmiche, su cui si
innestano figure di danza. La musica e i versi - sull'esempio della villanella di Lucia bernagualā - la trasformano
in una canzone figurata di gusto borghese.
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